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La conoscenza non è un evento

Elementi essenziali del tipo che caratterizzano la razza dobermann e criteri di giudizio.

di Pierluigi Pezzano

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La conoscenza non è data da un singolo evento, essa è, infatti, il risultato di un processo continuo di apprendimento. Questo vale in ogni campo ed in ciascuna professione. Per questo giudicare, o allevare, non è facile. Giudicare correttamente, come allevare con cognizione di causa, presuppone aver vissuto esperienze efficaci ed averne tratto corrette conclusioni da rivedere e migliorare continuamente attraverso la combinazione di studio e confronto. Ciò consente al giudice come all’allevatore di partecipare e decidere sulla selezione ed il miglioramento genetico del dobermann.

 

Le valutazioni zootecniche ufficiali(esposizioni, test attitudinali, prove di lavoro), sono valutazioni che servono a scegliere – sulla base di quanto è rilevabile dal fenotipo - i migliori prodotti per l’allevamento e ad escludere da esso i deterioratori presunti. In realtà, quindi, è il giu­dizio che condiziona l'allevamento ed entram­bi operano nel senso della selezione e del miglioramento della razza. Il giudizio in cinotecnia è l'espressione di una valutazione scritta in maniera sintetica e completa, attenta e coerente che deve corrispondere ad una qualifica, e, se vi è confronto, ad una classifica. Bisogna però tener sempre presente che quando si valutano i cani, la qualità delle decisioni prese dal giudice dipende dall’interpretazione dello standard di razza in riferimento alla sua capacità di:

  • scegliere cani con la struttura meglio adatta a realizzare la loro mission nella vita;
  • scegliere i cani più tipici, partendo dalla valutazione del tipo costituzionale e di razza.

Il dobermann prescelto deve essere il migliore su entrambi questi punti. Tale scelta però non può, né deve essere arbitraria, ma, al contrario, legata ai canoni precisi che sono dettati dallo standard di razza. Il giudizio costitui­sce l'aspetto più importante, giacché un giudizio errato porta a conclusioni errate sia per gli aspetti attinenti alla valutazione morfo-funzionale sia per quelli attinenti al carattere. Parlo di valutazione morfo-funzionale perché la bellezza, nel dobermann, è essenzial­mente bellezza funzionale, e cioè di adattamento.

Ciò significa che lo standard richiede al dobermann, tutte quelle caratteristiche che consentono il massimo rendimento col minimo sforzo nella funzione per la quale questo cane è stato creato. Le caratteristiche che portano al concetto di bellezza sono quindi quelle che hanno un ruolo fondamentale per determinare la tipicità di una razza. Il tipo è l'elemento essenziale perché se in un soggetto esso manca, quel soggetto non appar­tiene più a quella razza e non si può giu­dicare. Quindi con un soggetto mancante di tipo o con scarse note di tipicità, a maggior ragione non si può allevare. Su tale principio è basata la prova di ZTP per il dobermann. Occorre quindi chiarire bene cosa sia il tipo. Il tipo è la somma dei pregi relativi richiesti dallo standard di razza per ciascuna regione del corpo, nel rispetto degli elementi fon­damentali, costituiti dalle proporzioni tra: altezza-lunghezza; altezza-massa; altezza al garrese – lunghezza del tronco; altezza al garrese - altezza del torace e delle note di comportamento e carattere che sono parte integrante dello standard.

Il tipo ideale si ottiene rispettando precisi parametri zoometrici, psichici, estetici ed evitando esasperati rinforzi dannosi all’immagine della razza, ma soprattutto al suo impiego. Le caratteristiche di tipo, infatti, interessano tanto la struttura quanto il movimento ed il modo d’essere di un soggetto.

Il colpo d’occhioIl giudice ha circa tre minuti complessivi per valutare ogni cane e per individuare il soggetto più tipico, con corretto dismorfirmo sessuale, di taglia media che sia il più armonico. Sotto tale aspetto è facile comprendere che il cane ben presentato è avvantaggiato. I primi quesiti che il giudice dovrebbe porsi, valutando un cane sono:

  • E’ potente, elegante, vigile, sicuro, muscoloso, con portamento fiero?
  • E’ costruito in maniera compatta?
  • La lunghezza del corpo è proporzionata all’altezza al garrese?
  • I suoi diametri trasversali sono ben proporzionati rispetto ai longitudinali?
  • Angoli ed arti anteriori e posteriori sono equilibrati?
  • La testa, per lunghezza e volume, è ben rapportata all’altezza al garrese ed al tronco?
  • La lunghezza del collo è in proporzione all’altezza al garrese ed al corpo?
  • Ha un’eccellente ossatura, asciutta e forte?

Tutto questo per dare risposta ad una sola domanda di sintesi:“

E’ armonico?

Molti cani hanno la linea inferiore che appare più lunga di quella superiore. Ciò può essere causato da una scarsa angolatura anteriore che fa apparire il cane più lungo di quanto sia in realtà o da un torace poco sviluppato in altezza. Altri sono proprio quadrati ma, come sono le loro groppe?Ed i loro angoli posteriori? Altri hanno avambracci assai lunghi e toraci stretti, è grave?

Questi quesiti hanno risposte precise che ogni allevatore e appassionato sarebbe capace di dare, ragionandoci un po’. Per il giudice, invece questo tipo di approccio dovrebbe fare parte del suo modo di essere esperto, dei suoi criteri di giudizio, della sua professionalità. La prima impressione di un giudice è, dunque, il cane nel suo complesso, parlo del giudice che, come si suole dire ha buon occhio. Ciò equivale a dire che il giudice ha capacità ed allenamento mentale tali che il suo cervello è capace di cogliere l’immagine complessiva del cane, senza un intervento cosciente, e a riconoscervi istantaneamente qualità o mancanza di qualità. Questo fa la differenza tra un esperto e un principiante: l’esperto coglie immediatamente quello che il principiante potrebbe arrivare a vedere solo alla fine o scorgere casualmente. Il buon colpo d’occhio non è un dono di natura, al contrario esso è un processo acquisito ed è molto lento.   

L’affermazione di avere un «buon colpo d’occhio », che spesso si sente a bordo ring, può essere interpretata anche come la capacità di saper effettuare scelte che ottengono il consenso del pubblico, ma senza conoscerne il motivo. Ciò equivale, però a consensosul giudizio, non è scienza né arte. Avere un «buon colpo d’occhio» per ciò che altri approvano è importante ma sapere perché una data caratteristica è preferibile a un’altra è cosa assai diversa.

L’esperto giudice è soltanto colui che è in grado di spiegare le proprie scelte dando motivazioni oggettive, convincenti e tecnicamente inoppugnabili. Per far questo, oltre ad avere grande competenza, conoscenza dello standard, dell’anatomia, della cinognostica, della genetica e della zootecnia, della meccanica e della cinematica, il giudice deve conoscere la storia, il presente della razza ed anche gli obiettivi di allevamento. Deve cioè sapere da dove si è partiti, quale è la situazione presente e dove si vuole arrivare. Sotto questo profilo, è  compito delle società di razza regolare la corsa, fornendo indirizzi e criteri.

La valutazione analitica. Nel giudizio da fermo, il corpo del cane si suddivide idealmente in tre parti testa, tronco e, arti, che a loro volta si suddividono in regioni e sottoregioni.

Ogni regione va identificata, localizzata e delimitata nei suoi rapporti con le regioni circostanti. Ogni regione va descritta rispetto a forma, posizione, lunghezza, larghezza e direzione per desumerne pregi e difetti.

La valutazione analitica di un soggetto si basa sull’esame delle singole regioni e sottoregioni e dei rapporti che fra esse intercorrono a formare un tutto unico e indivisibile. Dall’armonia dei rapporti tra le singole regioni e sottoregioni, deriva l’armonia dell’insieme, che per ogni razza corrisponde ad una funzione che ne giustifica lo standard.

Il concetto di armonia è basilare, soprattutto nel dobermann. La valutazione dell’armonia del formato, infatti, è posta a fondamento dei criteri di giudizio perché sta anche alla base della capacità del giudice di riconoscere se un dobermann sta o non sta nel tipo costituzionale di razza, prima ancora di entrare nella fase di analisi dei singoli pregi e difetti. Il tipo costituzionale di razza va desunto dallo standard, esso è definito mediante:

  • l'esame delle proporzioni diametriche;
  • l'esame del formato: massa corporea (peso + volume), riferita all’altezza;
  • l'esame dei profili;
  • l'esame dell'armonia di conformazione.

Le valutazioni, relative a profili, proporzioni e formato, così come i rapporti che intercorrono tra le singole regioni e l’altezza al garrese, sono soggette a regole scientifiche precise. I capisaldi del criterio di giudizio devono quindi avere riferimenti precisi e certi nello standard di razza ed nel dettato scientifico. Così è anche per i fondamenti dei principi di selezione, ogni altro criterio o metodo è errato.

Il dobermann, così come lo standard lo descrive e lo vuole, è un galoppatore di temperamento nevrile, di intelligenza vivissima, forte e sicuro di sé in ogni situazione. La sua conformazione generale è quella di un normotipo, in cui cioè deve riscontrarsi un corretto equilibrio tra potenza ed eleganza. Esso deve quindi apparire (restando preferibilmente nella media delle taglie ammesse dallo standard per i due sessi: 70 cm per il maschio, 65/66 per la femmina), forte e mu­scoloso, potente ed elegante.

Il suo tronco sta quasi nel quadrato, ciò significa che nel dobermann la lunghezza del tronco(misurata dalla punta della spalla (articolazione scapolo-omerale) alla punta della natica (punta estrema dell'ischio) è quasi pari all’altezza al garrese. Il dobermann è, dunque un galoppatore armonico rispetto al formato, ciò significa che ogni regione del suo corpo deve esser ben proporzionata in lunghezza, altezza e larghezza, all’altezza al garrese, ed al tronco per quanto attiene al volume e deve essere corretta per direzione rispetto alle direttrici di riferimento.

Nel dobermann i rapporti tra le singole regioni sono scientificamente e coerentemente determinati dal fatto che esso è un galoppatore normotipo, armonico rispetto al formato. Esempi di disarmonia rispetto al formato sono: una testa corta rispetto all’altezza al garrese o carente di volume rispetto al tronco, un posteriore di sviluppo non proporzionato all’anteriore, un collo esile rispetto al corpo o corto rispetto all’altezza al garrese, un petto troppo stretto o un avambraccio troppo lungo rispetto all’altezza al garrese.

Il dobermann è anche armonico rispetto ai profili, che devono essere rettilinei, ossia senza discontinuità o sbalzi o scompensi troppo accentuati. I profili che occorre considerare nel giudizio, sono quelli della testa, delle labbra, del collo, del dorso, della groppa, degli appiombi, degli arti, del torace e del ventre.

 la conoscenza f1

Le proporzioni diametriche del dobermann, si desumono dal confronto tra diametri longitudinali e trasversali, tali rapporti devono, quindi, essere quelli di un galoppatore normotipo. Allorquando i diametri trasversali cominciano a prevalere visibilmente si ha il mesomorfo spinto (ossa più brevi, petto eccessivamente largo, muscoli sviluppati in altezza piuttosto che in lunghezza…); se invece prevalgono i diametri longitudinali si ha ildolicomorfo (arti troppo lunghi, testa esile perlunghezza e volume, petto stretto, torace poco sviluppato in altezza, groppa

corta e troppo inclinata, linea superiore del tronco rampante, linea inferiore troppo retratta, ossatura leggera…). A tutto questo occorre fare grande attenzione, poiché alla base del pull genetico del dobermann stanno sia cani dolicomorfi sia cani mesomorfi spinti.

In particolare quella stessa base genetica è rappresentabile dalle figure geometriche sovrapposte qui accanto, dalle quali è facilmente rilevabile la presenzadi Alex von Kleinwaldheim, come progenitore comune di tutti i dobermann moderni d’Europa e che ancora influenza in maniera importante e non positivamente il background inbreeding di molti di essi. .

 
 

 

Il prof. Giuseppe Solaro scrive che il giudizio di un soggetto dovrebbe iniziare dalla punta del naso per finire, passando via via per tutte le regioni del corpo, alla punta della coda. L’esperienza insegna al giudice a sintetizzare nel giudizio di un soggetto gli elementi positivi e negativi che ne determineranno la qualifica. A mio parere una delle difficoltà del corretto modo di giudicare sta nella capacità di individuare e qualificare i pregi piuttosto che i difetti di un soggetto. E’ forse questa la differenza, neppure tanto sottile, che pone la linea di confine tra l’esperto giudice ed il profano. Ciò eviterebbe di vedere vincere, come talvolta accade, soggetti con pochi difetti, ma privi di qualità e classe.

Abbiamo già detto che, nel corso del suo lavoro, il giudice deve attenersi strettamente allo standard di razza perché in esso è contenuto e descritto il tipo normale, cioè l’ideale di razza. So bene che il tipo normale è raro, tuttavia il esso è l’ideale da ricercare rispetto alla bellezza psichica e morale, all’armonia morfologica e alla funzione. Il modo migliore di servire la razza è, dunque, sforzarsi di raggiungere il tipo descritto dallo standard attraverso programmi di allevamento, mostre e prove zootecniche. Operare in maniera diversa da questa significa fare un danno alla razza ed anche ai propri allevamenti. Mi sto qui riferendo al fatto che taluni appassionati, giudici ed allevatori, sembrano portati ad esagerare nella ricerca di alcune caratteristiche di tipo, non ponendo la dovuta attenzione ad una corretta selezione del dobermann normale ed armonico come lo standard lo descrive e promuovendo esagerazioni del tipo invece di riconoscere il pregio nella sua giusta misura.

Sotto tale profilo occorre correttamente tenere presente che, nel dobermann, qualsiasi deviazione rispetto alla normalità prevista dallo standard, altera l’armonia del formato e/o la funzione o un pregio relativo e, per questo, è da considerare difetto che va penalizzato in misura corrispondente alla sua deviazione dalla normalità. Così anche ogni caratteristica eccedente il tipo, ossia l’ipertipicità di ciascuna regione o sottoregione va intesa come un difetto, in quanto altera le proporzioni o modifica un pregio relativo e non corrisponde al dettato dello standard.

Spesso accade anche che molti confondono la mancanza di tipo con l’ipertipo. E’, infatti, errato definire ipertipico, ad esempio per le caratteristiche della testa, un dobermann che ha la canna nasale corta e il cranio largo e globoso. Chi ragiona così sbaglia decisamente, in quanto indica come ipertipica una testa che in realtà è fuori tipo.

L’ipertipo, infatti, per quello che qui interessa, rappresenta l’effetto di una forzatura genetica o ambientale di un pregio, mai di un difetto.

Ipertipica è la testa più lunga di 4/10 rispetto all’altezza al garrese, in cui, ad esempio la lunghezza della canna nasale è maggiore di quella del cranio, mentre tutti gli altri rapporti sono ben conservati. Resta invece tipica una testa del tutto corretta per proporzioni, assi longitudinali superiori ed assi laterali, volumi e profili, anche se più lunga dei 4/10 previsti rispetto all’altezza al garrese: “ottima testa lunga, parallela, troncoconica e ben rapportata, anche se lievemente disarmonica rispetto all’altezza al garrese”. La stessa testa, che presenti una canna nasale più corta del cranio, o altro difetto di proporzioni, o profili, non grave, non può essere definita tipica né ipertipica, si può dire che la sua tipicità è buona o sufficiente, ma mai molto buona o ottima. Ipertipica ancora può essere considerata, nel dobermann, la palpebra che tende a ripiegarsi all’interno fino a evidenziare un entropion, laddove in questa razza è richiesta una palpebra ben tesa e sottile, posta in posizione semilaterale rispetto all’asse mediano del cranio. Questo esempio, ma non è l’unico, rappresenta anche il caso in cui una deviazione verso l’ipertipo può portare a difetti da squalifica.

Proviamo ora a prendere in considerazione petto e torace.

Il petto è largo, ampio e musco­loso. La sua larghezza, misurata ai margini supero-anteriori delle braccia, deve raggiungere il 25% dell'altezza al gar­rese. Il manubrio dello sterno deve es­sere posto al livello della punta delle spalle.

Il torace deve essere ben disceso (ben sviluppato in altezza), cioè raggiun­gere il livello del gomito; le coste so­no lunghe, relativamente convesse a metà del costato e oblique con spazi intercostali ben estesi. Il margine inferiore del petto, che coincide con il margine inferiore dello sterno, è lun­go e il suo profilo determina un semi­cerchio a corda larga che va rimon­tando verso l'addome. La circonferenza del torace deve esse­re di almeno 1/4 superiore all'altezza al garrese.

Se le dimensioni di petto e torace sono molto ridotte rispetto quanto previsto, e tutto l’anteriore, dal piano di appoggio alla punta dell’olecrano(punta del gomito), è troppo lungo, cioè supera di molto il 51% dell’altezza al garrese, tutti concorderanno che quel dato dobermann è fuori del tipo costituzionale di razza.

Spesso, invece, è identificato come ipertipico, il dobermann con diametri trasversali eccessivi, torace molto spazioso, petto molto largo, imponente muscolatura e forte ossatura. A mio parere un tale modo di ragionare è errato. Se, infatti, si tiene presente la funzione e la velocità che il dobermann normale, costruito cioè secondo il dettato dello standard, deve sviluppare, non è difficile comprendere che anche il dobermann costruito per sviluppare forza è non velocità è fuori del tipo costituzionale di razza, in quanto sarà lento e potente, non veloce e nevrile.

A proposito della normalità e dell’ipertipo, il compianto dr. Valter Gorrieri, così scriveva:” Milo, grande scultore e maestro dell’armonia, modellando proporzioni, seno e glutei della sua Venere, seppe limitarne il dosaggio senza cadere in quelle tentazioni che avrebbero potuto, per formare un’ideale bellezza femminile, indurlo a sottolineature inutili. A questi stessi principi si attenne Mirone scolpendo il suo discobolo. Entrambi gli artisti plasmarono l’immagine di una donna e di un uomo che, con esemplare normalità, esprimevano un pregio assoluto”. Da quanto fin qui detto credo che i caratteri generali precisanti il dobermann si possano sintetizzare in due righe:”La sua conformazione generale è quella di un mesomorfo in perfetto equilibrio tra potenza ed eleganza, il cui tronco sta quasi nel quadrato, armonico rispetto al formato ed armonico rispetto ai profili".

Le sue caratteristiche principali di tipo sono:

  • testa cesellata con assi cranio-facciali su­periori paralleli
  • depressione naso-frontale(stop), ben delineata ma non troppo marcata;
  • occhi ovali di media grandezza, molto espressivi e in posizione semilaterale rispetto all’asse mediano del cranio;
  • cranio piatto;
  • muso a pareti laterali moderatamente convergenti, con profilo superiore rettilineo, labbra ben stirate;

  • orecchio attaccato in alto, tagliato e portato eretto in attenzione (se intero, piatto, triangola­re, ben aderente alle guance, di lunghezza non superiore alla metà della lunghezza totale della testa);
  • garrese ben marcato;
  • collo elegante, piramidale, leggermente arcua­to al margine superiore;
  • linea superiore del tronco leggermente discendente dall'avanti all'indietro;
  • pelle fine,ben tesa;
  • salienze ossee e vasi affioranti;
  • pelo raso, naturalmente lucente.
Altrettanta importanza va data alla taglia indicata dallo standard, ed al peso del cane, che, rapportato all’altezza, ci dice quale è la sua massa. La taglia, la massa e le doti psichiche e morali del dobermann ne condizionano in maniera importante l’azione dal punto di vista morfologico, funzionale e dinamico. La scuola italiana e la nostra cultura sulla selezione e sulla valutazione morfo-funzionale del dobermann si basano essenzialmente su tre concetti fondamentali:
  1. l’allevamento del dobermann si fonda sul suo equilibrio, sulle sue doti naturali e sulla sua tipicità;
  2. la testa dice la razza;
  3. sulla base delle premesse di cui ai punti 1 e 2 il dobermann di buon carattere, che più si avvicina al normotipo e muove meglio deve vincere.


L’affermazione che “la testa dice la razza” potrebbe sembrare superficiale o apodittica, invece, se si ragiona da un punto di vista tecnico è facile dimostrare che, dovendo valutare le note di tipo, quindi, i pregi relativi di un cane di razza, il numero di regioni e sottoregioni della testa, equiparato al resto del corpo, rappresenta gran parte del totale.

Alla testa, infatti, appartengono 22 delle cinquantasette regioni in cui si suddivide il corpo di un cane. Non è quindi scorretto affermare che la conformazione delle regioni e sottoregioni che compongono la testa determina gran parte della tipicità del dobermann. Naturalmente la tipicità della testa non è data soltanto dalla sua lunghezza e dal rapporto che intercorre tra lunghezza del cranio e lunghezza del muso, ma dalla tipicità e dall’armonia di tutte le sue regioni.

Una cosa è dire: “testa lunga, parallela e ben rapportata”; altro è dire: “testa molto tipica, ben cesellata, troncoconica, lunga e ben rapportata e ben staccata dal margine superiore del collo; muso e mandibola forti, labbra ben tese, occhi in posizione semilaterali, ovali, iride di colore ocra scuro; stop corretto, canna nasale ben larga, rettilinea; tartufo correttamente inserito, narici ben aperte e mobili; guance piatte; cranio piatto; sutura metopica ben visibile sulla fronte; arcate zigomatiche ben contenute; arco sopraccigliare ancora visibile; linea dell’occipite corretta, orecchio attaccato alto e ben portato; gola asciutta…”La testa del dobermann è dolicocefala, ciò significa che il suo diametro longitudinale presenta uno sviluppo assai prevalente rispetto a quello trasversale. La sua lun­ghezza totale(misurata col compasso o col regolo, dal margine supero-anteriore del muso al punto medio esterno della cresta occipitale), raggiunge i 4/10 dell'al­tezza al garrese; la lunghezza del mu­so deve raggiungere la metà della lunghezza totale della testa, di modo che la metà della lunghezza totale della testa cada sulla linea orizzontale che unisce gli angoli interni degli occhi. La larghezza bizigomatica del cranio deve essere inferiore alla metà della lunghezza totale della testa, perciò l'indice cefalico totale non deve supe­rare il numero 45.

Indice cefalico totale = Larghezza x 100 / Lunghezza totale


Vista di profilo e dall'alto, la testa del Dobermann assomiglia alla forma di un cono moderatamente tronco; vista di lato si apprezza il profilo superio­re che è ortoide come tutti gli altri profili del dobermann. Nel caso della testa il profilo ortoide corrisponde ad un perfetto parallelismo tra l’asse del cranio e l’asse superiore del muso.

Approfitto di questa occasione per fornire, su base scientifica, una corretta definizione di questi due assi o piani ideali, in quanto a me sembra che siano ancora in molti a non avere una corretta cognizione su come si individuino e si debbano leggere in maniera tecnicamente corretta il parallelismo, la convergenza e la divergenza. Ho visto, anzi, di recente un commento allo standard pubblicato dal Dobermann Pinscher Club americano(loro chiamano il dobermann ancora dobermann-pinscher…), con disegni molto precisi, molto belli, ma in parte assolutamente errati, come errata è buona parte dei concetti con cui individuano le note salienti di costruzione e tipo della razza.

La testa di tutti i cani del mondo sottostà a tre profili superiori: il rettilineo, al concavilineo, e il convessilineo. Tali profili sono dati dal comportamento che hanno fra loro gli assi longitudinali superiori del cranio e del muso. Questo comportamento è denominato o parallelismo, o convergenza o divergenza.

 

Il pro­filo della testa del dobermann è rettilineo od ortoide, come tutti gli altri suoi profili. Ciò significa che gli assi longitudinali superiori del cranio e del muso sono fra loro paralleli.

La convergenza si ha, quando l'asse superiore del cranio incontra l'asse longitudinale superiore del muso. La divergenza si ha, quando l’asse superiore longitudinale de muso, incontra l’asse longitudinale superiore del cranio. Come, infatti, può chiaramente vedersi dai disegni del professor Giuseppe Solaro, qui pubblicati – che rappresentano il parallelismo del Setter, la mono-convergenza del Pointer e la marcatissima divergenza

del Bracco Italiano - l’asse superiore non coincide con il profilo superiore del cranio, esso invece è determinato dalla retta o dal piano ideale che passa dal punto craniometrico inion (corrispondente al punto medio esterno della squama occipitale), al punto craniometrico nasion (corrispondente al punto di incontro fra le apofisi delle ossa nasali con le ossa frontali).

L'asse della faccia(o muso), è invece determinato dalla retta o piano ideale che segue il profilo superiore della canna nasale, congiungendo l'estremità supero-anteriore della canna nasale(tartufo), alla sua estremità posteriore, ossia al punto intermedio della linea trasversale che congiunge gli angoli interni degli occhi.

Spesso risulta un po’ difficile, a chi non ha un occhio esercitato in maniera da cogliere gli esatti punti di riferimento, dire se questi due piani o rette ideali sono fra loro paralleli o no, anche perché, guardando la testa del dobermann di profilo, l’inion e tutta la cresta occipitale risultano invisibili perché coperti dalle orecchie. In questo caso, un buon metodo è osservare gli assi superiori, mentre in dobermann è in movimento con le orecchie buttate all’indietro. Tutto allora potrà risultare assai più chiaro.

Non mi soffermo sui difetti della testa poiché, come già detto, in Italia sulla testa del Dobermann esistono buone conoscenze e buone tradizioni che dovremmo sforzarci di valorizzare, migliorando ulteriormente in nostri prodotti. Desidero però sottolineare la necessità di porre particolare attenzione, non solo al rapporto tra la lunghezza del cranio e la lunghezza del muso (molte canne nasali sono ancora corte), ma soprattutto ai tartufi prominenti rispetto alla faccia ante­riore del muso ed alle mandibole strette e insufficienti troppo spesso otticamente mascherate da labbra troppo abbondanti piuttosto che da una certa carnosità del mento. Questi difetti, in parte migliorati negli ultimi dieci anni, camminano assieme e non sono gravi soltanto considerandoli a sé ma perché il muso a punta e la mandi­bola leggera normalmente denotano una certa tendenza all'enognatismo. Quando non vi sia enognatismo, riscon­triamo spesso gli incisivi inferiori assiepati o eccessivamente inclinati o piccolissimi, per ovviare alla brevità della mandibola.

A proposito dei denti, va bene porre attenzione all’allineamento degli incisivi soprattutto nei primi tre anni di vita del cane, ma sarebbe assai più necessario porre la massima

attenzione alla giusta apposizione tra i canini e tra i premolari. In molti soggetti i canini sono troppo distanziati e i premolari sono male occlusi. Il giudice dovrebbe rilevare costantemente tali difetti e penalizzarli a secondo della gravità.

In proposito va considerato che spesso i difetti di malocclusione tra i canini e/o tra i premolari, condizionano seriamente la chiusura della bocca ed anche l’apposizione corretta degli incisivi inferiori con quelli superiori.

Nell’ambito della valutazione della testa vorrei aggiungere due cose soltanto. La prima riguarda gli occhi, la seconda è invece relativa alla regione sottorbitale. La posizione degli occhi nel cane ha grande importanza, in quanto è legata alla conformazione delle orbite e del cranio, quindi è un indice assai importante di tipicità. Nel dobermann tale posizione è semi­laterale, se pur nei valori minimi, rispetto all’asse mediano del cranio. Le palpebre devono essere normalmente aderenti al bulbo ocula­re e di media grandezza. La rima palpebrale deve essere ovale, non rotonda o a mandorla. L'angolo interno delle palpebre deve trovarsi a uguale distanza fra il margine anteriore del tartufo e la punta estrema esterna della cresta occipitale. Esistono tuttavia diversi soggetti con gli occhi in posizione sub-frontale ed altri in posizione laterale. Tali due difetti, per fortuna non troppo diffusi, sono gravi, poiché deturpano l’espressione di razza. Nel dobermann gli occhi dicono tutto. Il suo sguardo franco e di­retto, espressivo, ardente, fulminante e a volte prepotente, è la sua prerogativa in quanto esprime l’animo impetuoso e generoso che caratterizza questa nostra razza. Tuttavia diventa davvero impossibile apprezzare tutto questo, quando ci si trova di fronte ad occhi piccoli e infossati. Questo difetto assoluto(cioè tale per tutte le razze), che si presenta sempre più frequentemente in Europa, è geneticamente trasmissibile e spesso sconfina nella microftalmia che è una vera e propria malattia. E’ giusto quindi che giudici ed allevatori pongano la massima attenzione a questo problema.

Così come descritta dallo standard la testa del dobermann, in ogni sua parte, non deve presentare mai rughe, la sua pelle è fi­ne e deve essere ben aderente ai tessuti sottostanti, cioè assolutamente liscia e tesa, lasciando intravedere le salienze ossee e la rete venosa, in modo da evidenziarne la fine modellatura.

Con questo si intende che tutta la testa del dobermann deve essere molto ben cesellata. Ciò naturalmente riguarda tutta la testa, ma, molto in particolare riguarda la regione sottorbitale in quanto la correttezza delle caratteristiche di questa regione contribuisce moltissimo ad esaltare la tipicità di razza e di espressione del dobermann. La regione sottorbitale deve essere ben cesellata, cioè deve presentare diversi rilievi o salienze che dimostrano pelle fine e sottilissima, minimo tessuto cellulare sottocutaneo, lieve sviluppo dei muscoli.

La regione sottorbitale comprende un semicerchio posto sotto il margine inferiore delle orbite. Esso ha per base anatomica la parte superiore dei mascellari superiori, parte degli zigomatici e le ossa lacrimali. Oltre a quanto fin qui detto, per soddisfare ad un buon cesello è necessario che la base dell'osso zigomatico sia poco sviluppata e così pure l'osso mascellare superiore, la cui sottigliezza porta all'evidenza delle salienze dei due molari e del foro sottorbitario. Tutte queste salienze sono molto più pronunciate in un osso fine e sottile, come il dobermann dovrebbe avere e sono segno di distinzione. La mancanza di questi caratteri, purtroppo, è ancora abbastanza comune in Europa. Essa rivela cute spessa, esagerato sviluppo dei tessuti sottocutaneo e muscolare nonché dell'osso mascellare e della base dell'osso zigomatico, deficienze che sommate denotano poca distinzione. Questo difetto è comunemente detto: « testa impastata» o « non cesellata ».

 

Il collo del dobermann si presenta come una piramide tronca con la base in basso e col vertice smussato dove si attacca alla testa.

La lunghezza del collo, misurata dalla nuca al margine craniale del garrese, col collo in distensione, deve almeno essere pari alla lunghezza della testa, deve cioè raggiungere almeno i 4/10 dell'altezza del garrese. In basso, il collo deve inserirsi e fondersi in ma­niera armoniosa al tronco: tale armo­nia dipende dalla posizione delle sca­pole e dal garrese; solo un garrese al­to e scapole bene oblique consentono questa armonica fusione tanto ai lati quanto in alto.

Nel dobermann, il portamento del collo deve essere eretto e mostrare gran­de fierezza e distinzione. Il collo deve essere ben fasciato di muscoli, questa è una cosa molto importante perchè questi muscoli hanno grandissima importanza tanto per spostare in movimento il bilanciere cefalo-cervicale (testa-collo), quanto nei movimenti del braccio e della spalla e nell’irrigidimento del tratto dorso – lombare, durante le varie fasi del movimento. Un collo gracile, per fortuna raro nella nostra razza, è difetto di costruzione molto grave per tutte le razze, esso, infatti, oltre ad essere disarmonico rispetto alle altre regioni del corpo, rivela costituzione debole e scarsa resistenza al lavoro.

Il collo del dobermann deve inoltre essere ben asciutto – non deve cioè presentare alcuna piega cutanea al margine inferiore - e obliquo per direzione; il suo profilo superiore presenta una leggera convessità che inizia subi­to dopo il distacco dalla nuca e va scomparendo verso il suo attacco al garrese.

Al di là dei problemi di lassità della pelle che, negli ultimi anni, vanno diminuendo, attualmente riscontriamo spesso colli corti, qualche volta un po’ leggeri, ossia cilindrici ed un po' piatti, raramente, come sopra detto, colli gracili. Il collo corto e tozzo involgarisce molto il dobermann, facendolo apparire ordinario.

Sia il collo corto sia quello cilindrico sono anche mal sortiti, cioè l'incollatura non è ben armonica a formare un tutt’uno con le regioni che la delimitano, in par­ticolare con spalla, garrese e dorso. L’incollatura disarmonica è sempre legata a una spalla corta e non ben inclinata e comporta importanti difetti di movimento: cani che cadono sull’anteriore, problemi di allungo, spostamento all’indietro del baricentro etc…

Dal punto di vista strutturale va rilevato che ad una spalla corta molto spesso si accompagna un braccio corto e poco inclinato e ad un gar­rese piatto. Il difetto del braccio corto e poco inclinato è più facile da vedere; mentre spesso il giudice evita di valutare la lunghezza e sull'in­clinazione della spalla perché si tratta di una valutazione più difficile da fare. Occorre però tenere ben presente che il difetto più grave dell'anteriore è sempre la spalla, perché nella meccanica del movimento la spalla incide molto più del braccio.

Un altro fattore che incide negati­vamente sulla proporzione dei nostri dobermann è l'avambraccio spesso trop­po lungo. Prima, abbiamo già detto che questo difetto, purtroppo, spesso si accompagna a una deviazione del tipo verso il greyhound. I soggetti portatori di tali difetti sono da penalizzare anche in allevamento anche perché l'eccessiva lunghezza dell'avam­braccio spesso altera gravemente le proporzioni tra altezza e lunghezza del soggetto e, quindi, il tipo (cani più corti che alti con linee superiori rampanti).

Purtroppo questa non può essere una trattazione completa per ragioni di tempo, ma vi annuncio la prossima pubblicazione di una trattazione più estesa della presente che spero possa suscitare l’interesse di qualcuno di voi. Tuttavia, rispetto agli obiettivi che mi ero posto all’inizio della stesura, anche riguardo ai difetti che in questo momento caratterizzano i dobermann in Europa, non posso qui tralasciare il profilo superiore del tronco, la groppa, i tratti fondamentali del movimento e, non ultimo, del carattere.

Il profilo superiore del tronco del dobermann interessa il dorso, i lombi (reni) e la groppa. Dico subito che, in tutte le razze da lavoro, un lombo ben costruito ha un unico profilo corretto: quello convesso. Nelle razze canine, che come il dobermann devono avere un galoppo molto veloce ma anche una buona resistenza, il profilo del dorso deve essere retto.

Dall’anatomia del cane sappiamo che il legamento cervicale ha la funzione di tendere, sollevare ed irrigidire la colonna vertebrale del tratto dorso-lombare. Se tale legamento è rilassato e debole le apofisi spinose delle vertebre lombari sono convergenti alle loro sommità e ciò determina il cosiddetto “dorso insellato”; in queste condizioni il soggetto avrà poca resistenza e poca velocità, al contrario il “dorso cifotico” è rigido e nuoce alla flessibilità della colonna vertebrale determinando andature dure e saltellanti.

Purtroppo ancora oggi ci sono dobermann che presentano dorsali poco solide e cedevoli anche da fermi. Questo problema può essere aggravato da un rene eccessivamente lungo e/o gracile. Il rene invece deve essere corto, largo e fasciato di muscoli. Nel caso in cui tanto il dorso quanto il rene sono poco solidi, il problema diventa grave e ad esso bisogna porre molta attenzione nel giudizio e soprattutto nell’allevamento.

Un’altra regione a cui porre molta attenzione è la groppa. Anche se riguardo ad essa, negli quindici anni, ci sono stati grandi miglioramenti, ancora molti soggetti presentano groppa corta ed eccessivamente inclinata.

Da un punto di vista funzionale, relativamente alla groppa, più che la lunghezza, riveste grande importanza soprattutto l’inclinazione che è fondamentale nel movimento. Una tale considerazione non pone alcuna difficoltà di comprensione a chiunque abbia nozioni, anche approssimative, di meccanica e cinematica animale. La groppa, infatti, nella sua base scheletrica essenziale, il coxale (ileo e ischio), è la regione attraverso cui si trasmette la spinta del posteriore e, quindi, se l’inclinazione è errata l’andatura del soggetto sarà gravemente carente. Una groppa troppo inclinata condizionerà la spinta del posteriore verso l’alto anche alla presenza di arti e angoli posteriori corretti, né vale l’accortezza di alcuni espositori che, sbagliando, costringono i cani a muovere appoggiati al collare. Quando ciò accade il buon giudice sa già che l’inclinazione della groppa e/o della spalla e del braccio sono sbagliate.

La valutazione del cane in movimento (al passo ordinario, al piccolo trotto ed al trotto allungato), serve a verificare se l’armonia del cane da fermo è reale o apparente. I principali difetti di andatura, cui un giudice deve porre grande attenzione sul ring sono:

  • andatura troppo radente, si dice che il cane rade il terreno quando, a causa di una costruzione difettosa o anche per problemi di carattere, alza troppo poco gli arti dal suolo;
  • andatura cullante, si dice che l'animale si culla, quando, muovendosi, sposta in maniera accentuata il suo centro di gravità lateralmente. Ciò accade quando il cane va in ambio per difetto di spinta o se è debole ed affaticato;
  • andatura incrociante, si dice che il cane si incrocia nel bipede anteriore come in quello posteriore, o in entrambi, quando gli arti eseguono una traiettoria non parallela al piano mediano del corpo e tendono ad incrociarsi. Per quanto però riguarda l'anteriore, questa an­datura non può essere considerata difettosa, se non quando il difetto è molto accentuato, poiché il cane, come gran parte dei quadrupedi, durante il trotto, porta sempre gli arti un poco deviati verso l'interno come se fosse cagnolo. Per quanto invece, attiene agli arti posteriori, qualunque piccola deviazione è considerata difetto perché questi devono sempre muoversi parallelamente al piano mediano del corpo.

Un’andatura si definisce bella(corretta), quando:
  • il ritmo è regolare;
  • gli arti si muovono parallelamente al piano mediano del corpo;
  • i movimenti sono rapidi ed elastici;
  • le articolazioni partecipano in perfetta armonia con i movimenti del corpo;
  • gli spostamenti orizzontali e laterali sono modesti



COMPORTAMENTO E CARATTERE
Lo standard così definisce il comportamento, il carattere e le doti naturali del dobermann:“Il Dobermann deve essere fondamentalmente socievole e pacifico; in famiglia è molto affettuoso e molto legato ai bambini. Nel Dobermann si ricerca un temperamento medio, un’aggressività media ed una soglia di reazione media. Il Dobermann è facile da addestrare ed entusiasta del lavoro e contemporaneamente deve essere deciso, coraggioso e dimostrare un carattere forte. Poiché il Dobermann è un cane molto attento a tutto ciò che si verifica intorno ad esso ed ha una reazione adeguata alle circostanze, si apprezza il fatto che sia molto sicuro di se e coraggioso”.

Rispetto al carattere, desidero premettere una mia convinzione profonda: tutti parlano del carattere, ma pochi ne capiscono. Questo è un grande problema perché, ad esempio, molti allevatori ancora ritengono di poter valutare da soli il carattere dei propri soggetti dispensandosi dal sottoporli alle prove richieste e necessarie a fornire, invece, una valutazione il più oggettiva possibile. Al contrario, io penso, che leggere correttamente il carattere di un soggetto o, meglio, comprenderne l’indole nei suoi molteplici aspetti e sfaccettature, è cosa assai più difficile che individuare le note positive e negative che caratterizzano lo stesso soggetto rispetto al tipo ed alla costruzione.

Poiché il carattere del dobermann e le sue doti naturali sono ben descritte e fanno parte integrante dello standard, ogni giudice allevatore ed amatore dovrebbe comprendere e sapere che questa valutazione è imprescindibile e deve essere fatta nella maniera corretta prima di qualificare qualsiasi soggetto e, soprattutto, prima ammetterlo alla riproduzione.

In esposizione l’osservazione del giudice è oggettivamente limitata al comportamento del cane perché la valutazione delle doti naturali, della duttilità e più in generale delle qualità del dobermann come cane d’impiego, sono affidati allo Ztp ed alle prove sportive e di addestramento. Andiamo quindi a vedere alcuni comportamenti o segnali comuni a soggetti insicuri, nervosi o paurosi.

Ci sono dobermann che dimostrano sul ring grave insicurezza o paura al momento della misurazione o quando si controllano i loro denti o i loro testicoli o più semplicemente quando il giudice si avvicina. Altri, soprattutto alcune femmine, dimostrano paura nei confronti dei loro cospecifici.

Dalla classe giovane in avanti, soggetti di questo tipo, dovrebbero essere esclusi dal giudizio, lo stesso vale per i soggetti che dimostrano aggressività nei confronti dell’uomo, o eccessiva aggressività nei confronti degli altri cani. Per la verità, in questi casi, il più delle volte, si tratta di falsa aggressività o di aggressività da insicurezza e paura.

Ritengo che il Giudice possa evitare di escludere dal giudizio i babies ed i juniores che dimostrano insicurezza o paura perché, a quell’età, il carattere (predisposizione genetica + influenza ambientale), non è ancora del tutto formato. Tuttavia anche in queste classi il comportamento del cane dovrebbe essere descritto e la qualifica dovrebbe apparire visibilmente condizionata da esso. L’esperienza di ring, dovrebbe aver insegnato al giudice a cogliere a colpo d’occhio diverse espressioni e comportamenti di insicurezza del dobermann.

Una prima indicazione può essere data già dal modo di camminare del cane al momento in cui entra sul ring. Capita, infatti, in questa fase, di osservare che qualche soggetto entra in maniera insicura, un po’ rigido, camminando “in punta di piedi” e cioè quasi sfiorando il terreno anziché posare con forza, sicurezza ed in maniera rilassata gli arti su di esso. Un tale comportamento, verificato durante il giudizio e attraverso altri segni, nella maggior parte dei casi, dimostrerà che quel soggetto è insicuro.

Vi sono altri dobermann che, all’avvicinarsi del giudice e prima ancora che egli li tocchi, dilatano le palpebre mettendo a nudo, parte della cornea (il bianco degli occhi), spostando a scatti le orecchie lateralmente all’indietro e abbassando visibilmente la coda, questi segni sono segni di grave insicurezza o paura. Lo stesso dicasi per i cani che, non richiamati da fuori, trottano a testa alta con le orecchie diritte e col collo in posizione quasi verticale. A meno che questi soggetti non abbiano un grave difetto di inclinazione della spalla, essi si stanno guardando attorno con apprensione e stanno cercando protezione, poiché individuano, in un ambiente che non conoscono, minacce inesistenti. Di contro, un cane sicuro che cammina o trotta tranquillamente, porta la testa in basso col collo in posizione quasi orizzontale e gira le orecchie di lato e all’indietro. In ogni modo spesso sarà il comportamento dello stesso conduttore ad orientare il giudice sul carattere del cane in esame.

In tutti i casi che precedono, bisogna tenere presente che, se tali comportamenti devono pesare decisamente sul giudizio, pur senza eccedere, bisogna darne dimostrazione al conduttore.

Il conduttore deve cioè rendersi conto della situazione e comprenderla senza che il giudice infierisca o umili il cane.